Vidiciatico è un paese di antica origine. Il nome, altomedioevale, significa «luogo in cui è permesso tagliare i salici», che sono infatti ancora abbondanti alle pendici dei monti che circondano il paese. Due rioni del paese (Campiacióla e Ca’d’Gherardi) costituivano piccoli nuclei abitativi a sé stanti, tangenti il centro del paese in cui si trovava la chiesa e, pare, una piccola cinta muraria.

Gli abitanti sono detti «magalini», parola di etimo incerto, forse da una radice preindoeuropea «*mag-», stomaco, pancia, quindi «dalla pancia piccola».

La Piazza

è dominata dal campanile e dalla «Cappellina», abside dell’antica chiesa datata al 1393, abbattuta alla fine dell’800 per far posto a quella attuale. Il campanile è una torre civica databile agli anni intorno al Mille, utilizzata poi come cella campanaria in una sopraelevazione del ‘700. Sui finestroni della cella campanaria sono visibili le immagini scolpite nella pietra di San Pietro (Patrono), di Gesù, della Vergine Maria e di un angelo. La chiesa attuale conserva la pala della chiesa antica, opera di Antonio Crespi (scuola bolognese del ‘600). La canonica si trovava dietro la Cappellina, e per ricostruire il tetto, crollato alla fine del ‘600, il cardinale Boncompagni ordinò che si utilizzassero «quei castagni novelli che crescono nella Chiusa», dimostrando, se non altro, di avere ben visitato il paese.
Il nome della piazza ricorda la strage nazista di Ca’ di Berna del 27 settembre 1944, ad opera delle truppe del maggiore Walter Reder.

Ca’d’Gherardi

attualmente è conosciuta dai turisti come Borgo Antico, ma il nome originario vive ancora nella parlata dei paesani.
È una piazza che ha conservato molto dell’aspetto antico: i voltoni d’accesso, che potevano essere chiusi con portoni di legno in caso di bisogno; la fontana, che nel 1894 ha sostituito il pozzo che consentiva l’approvigionamento idrico; le case che, sebbene modificate nell’aspetto esterno, conservano ancora la struttura circolare. Qui si trova anche un bel «casone» (essiccatoio per le castagne) molto antico, di proprietà dei Gherardi, l’unico sito in paese. Il nome
del luogo significa «casa di quelli di Gherardo»; qui aveva sede una famiglia molto antica, variamente diramata e ancora oggi molto presente sul territorio, un tempo molto ricca, soprattutto di pecore. Nella casa più alta della piazzetta risiedeva il capo vergaio, che coordinava il lavoro degli altri pastori destinando i luoghi di pascolo delle greggi: i documenti testimoniano la presenza di 40mila capi di bestiame ovino nel territorio del Belvedere alla metà del ‘600, sottoposti a rigide regole sanitarie per evitare epidemie di afta epizootica. In epoca antica pare che anche il bestiame trovasse riparo entro la piazzetta, in caso di incursioni di briganti o predoni. Da qualche anno è gemellata con la piazzetta della Còrniola di Lizzano.

L'Osto

Subito dietro Ca’ d’Gherardi c’è L’Osto, osteria del 1505 posta sull’antica strada che conduceva a Madonna dell’Acero, fin dal 1505 osteria e posto di sosta per mercanti, briganti e pellegrini, con possibilità di cambio e ristoro anche per la cavalcature, dato che dietro si trovava una stalla con una piccola officina di maniscalco. Di fronte si trova la Ca’ di Pastori, della famiglia Cioni.
Oltre ai Gherardi, noti dal XV secolo, si trovavano qui i Cioni, i Farneti e i Bernardi.

Campiacióla

il nome antico di questa piazzetta si è italianizzato in Campiacciòla, o anche mutato in Piancacciòla. Il significato originario è «piccolo campo piano», dove «campo» è da intendersi come «piazza». In origine infatti questo luogo era uno spiazzo erboso circondato dalle abitazioni, con un pozzo al centro, sostituito poi da una fontana come in Ca’ d’ Gherardi. Anche Campiacióla aveva i voltoni (almeno tre), ma ne rimane uno soltanto. La strada che scende verso l’attuale Parco Noci (oggi Via R. Gherardi ma un tempo Via Serretto di Damino) era l’antica strada altomedioevale che conduceva verso il modenese e verso il castello di Monte Belvedere; durante la peste del 1630-31 era utilizzata anche per portare i moribondi nel lazzaretto sito proprio nell’attuale Parco Noci detto, fino alla nuova denominazione nel secondo dopoguerra, Campo dei Morti.
Qui si trova anche un passaggio segreto che permetteva di uscire non visti dalla piazzetta, verso l’attuale Via Due Giugno.
Tra le famiglie che ebbero qui la loro origine la più antica è quella dei Biagi, che avevano un «quartiere» tutto loro (Ca’ di Biagi) e i Fiocchi.

Le Are

questa piazzetta non era chiusa da mura, essendo più recente delle altre; inoltre la posizione leggermente rialzata, verso Il Poggio, forniva un buon punto di avvistamento in caso di pericolo. Il nome indica la presenza qui di piccole aie ad uso famigliare, spazi che venivano usati per l’allevamento di bestiame minuto e per le attività connesse alla trebbiatura del grano. Un’altra ipotesi, non confermata, vuole che il nome derivi dalla presenza qui di altari pagani, di cui però non vi è traccia né archeologica né documentaria.
Fino al secondo dopoguerra qui e nella piazza si teneva il mercato, tanto che fino al 1944 la piazza principale si chiamava Piazza del Mercato.
Le famiglie originarie di questa piazza, documentate nei libri canonici almeno dal XVI secolo, sono i Cheli, i Giovanelli, i Marcacci e i Guerrini, i fabbri del paese fino a qualche decennio fa.

I Lavatoi

sono stati costruiti nel 1950 per volere del sindaco di allora Riccardo Bernardi, dato che le donne non avevano più un posto in cui lavare la biancheria dopo la copertura del Gurione, ruscello che ancor oggi attraversa il paese sottoterra. A proposito del Gurione, un tempo circolava una filastrocca che gli abitanti dei paesi vicini recitavano per prendere un po’ in giro i magalini: «Un ciaccio caldo, un “topo” fritto, un po’ d’acqua del Gurión… Gesù Maria, che buon boccon!».

San Rocco

bell’oratorio costruito dagli abitanti di Vidiciatico come ex voto dopo la peste del 1630, come attesta l’iscrizione presente nella pala dell’altare, raffigurante la Madonna di Loreto, San Rocco e San Sebastiano. All’interno si conservano due pregevoli statue dei Santi in cartapesta dipinta, coeve all’oratorio, portate in processione in occasione della festa del Perdono d’Assisi il 1 agosto. Si conserva anche una bella statua settecentesca della Madonna del Rosario.
Il campanile a vela è uno dei pochissimi rimasti, con quello dell’oratorio dei Fiocchi, sopra Rocca Corneta.
La chiesa ha conservato nel tempo la sua destinazione cimiteriale: oltre ad essere stata circondata dal cimitero del paese fino alla fine dell’800, i sette alti abeti superstiti (in origine erano di più) che ancor oggi la circondano rappresentano altrettanti caduti magalini della Prima Guerra Mondiale.